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L’anulare

“Educata alle regole e alla perseveranza”, la giovanissima protagonista di questo libro enigmatico svolge con zelo, puntualità e “con gentile professionalità” il suo lavoro: accogliere e soprattutto ascoltare i clienti dello specialissimo laboratorio creato dal signor Deshimaru nella sede fatiscente di un ex collegio femminile, ora destinato a raccogliere “esemplari”. Insieme – le ha spiegato lui quando l’ha assunta – dovranno prendersi cura degli “esemplari” con amore: e ha pronunciato la parola “amore” con estrema lentezza. La ragazzina che chiede loro di conservare (dopo averli debitamente catalogati) i tre funghi che ha raccolto fra le ceneri dell’incendio in cui ha perso i genitori non tornerà mai a vederli, né mai tornerà il vecchietto che è venuto a portare i resti delle ossa calcinate del suo padda; ma avranno, come tutti gli altri “clienti”, raggiunto il loro scopo: separarsi da ciò che hanno perduto tramutandolo in un “esemplare”. Anche la narratrice, a causa di un incidente occorsole nella fabbrica di bibite dove lavorava prima, ha perduto qualcosa: l’ultima falange dell’anulare sinistro. E spesso si chiede dove sia finito quel pezzette di carne, quella sorta di “conchiglia rosa ciliegio, soffice come un mollusco”. A poco a poco la solerte, docile impiegata si lascerà inghiottire, come da una ragnatela, dal mondo chiuso e ovattato del laboratorio, dal silenzio lancinante che vi regna. Fino al giorno in cui deciderà di consegnare anche lei qualcosa di sé.

Fonte: L’anulare di Yoko Ogawa

Lo si potrebbe considerare quasi un racconto, tanto è breve

La protagonista di questo romanzo breve, lo si potrebbe considerare quasi un racconto, è una ragazza molto particolare che, sin dalle prime battute, attrae e incuriosisce il lettore. Essa trova lavoro, lavoro che è altrettanto particolare, come assistente nel laboratorio del signor Deshimaru, dove le persone consegnano oggetti con valenze di significati intime e singolari, affinché vengano preparati come ‘esemplari’. Il compito della assistente non nasconde insidie particolari, semplicemente la ragazza deve accogliere con gentilezza i clienti e prenderne in consegna gli oggetti. Lo snodo iniziale si ha perché la protagonista deve forzatamente cambiare lavoro, dopo essere stata vittima di un incidente.

Una storia ipnotica e caratterizzata di peculiarità mistiche, asiatiche

Da questo semplice inizio narrativo, si snoda una storia ipnotica e caratterizzata di peculiarità mistiche, per non azzardare asiatiche, tali da avvolgere immediatamente il lettore. Per tutto il testo è presente una nebbia narrativa, un’atmosfera rarefatta in cui si muove la protagonista e in cui si ritrova anche il lettore. Tutto ciò contribuisce ad aumentare l’impressione di ossessione, ma non il ritmo narrativo che rimane lento e scandito per tutte le pagine del libro. Lo spaccato di società giapponese che ne esce è ambivalente: da un lato evidenzia tanti luoghi comuni cari a noi occidentali, lo strano rapporto, quasi feticista, che si instaura tra la protagonista e il suo principale, e dall’altro spande sensazioni di spiritualità che sprofondano in vere e proprie ossessioni, quasi a raccontarci di una popolazione ancora decisamente soppraffatta dalle credenze mistiche e religiose.

Immagini surreali e realismo assoluto. Detto e non detto che permea tutto il libro

Notevole il lavoro dell’autrice, in grado di condensare, in così poche pagine, una polpa di singolarità e di particolarità. Partire da una piccola menomazione dovuta a un incidente di lavoro per arrivare a una vera e propria tensione erotica, ha un che di talentuoso. Spaziare da tradizione a modernità, mostrando soltanto attraverso il potere dei ricordi connessi agli oggetti. Tra immagini surreali e realismo assoluto, la lettura di questo testo diventa un piccolo viaggio, un viaggio ricco di pulsioni, che rimane sospeso tra il detto e il non detto che permea tutto il libro.

L’anulare. Belle sensazioni e la consapevolezza di aver letto qualcosa di buono

Personalmente, ho trovato molto gradevole la lettura di questo piccolo libricino che si legge in un’ora, o poco più, e che lascia delle belle sensazioni. Lo si ripone con la consapevolezza di aver letto qualcosa di buono e di non aver sprecato tempo. Merito di ciò va tutto alla scrittrice, tal Yoko Ogawa, in grado di proporre uno stile esile e asciutto, e in grado di raccontare, anzi di mostrare, in maniera agevole e semplice.

L’anulare di Yoko Ogawa