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Come leggere un libro

Oggi che sono di moda i corsi di scrittura, potremmo chiederci se non sia il caso di creare anche e soprattutto dei corsi di lettura, se non altro perché i primi, se hanno davvero ragione di essere, devono necessariamente comprendere i secondi. Se leggere in sé non è difficile, saper davvero leggere un libro non è altrettanto facile, tanto che sui criteri della lettura, come su quelli della scrittura, da sempre ci si interroga. Così spiega Virginia Woolf la ratio che c’è dietro alle difficoltà di lettura: prima di saper scrivere, è importante saper leggere. E, benché ne dicano tanti, leggere non è semplice come sembra.

L’importanza della lettura per combattere l’analfabetismo funzionale

Leggere e acquisire competenza nella lettura

Leggere e acquisire competenza nella lettura

Effettivamente, come chiunque è in grado di constatare da sé, ci sono diversi livelli di lettura, diversi modi di leggere, dal più leggero, una lettura quasi visuale, a quello più profondo e analitico. Inoltre, saper leggere quando la generale tendenza è quella all’analfabetismo funzionale, diventa ancor più importante. Dagli anni scorsi si eseguono indagini per valutare il livello di alfabetismo della popolazione mondiale e per valutare l’impatto delle politiche di istruzione messe in piedi dai governi. Se da un lato esistono esempi virtuosi come le nazioni del nord Europa, dall’altro abbiamo casi, come quello italiano, di livello davvero preoccupante. Nel 2013 sono stati diffusi i risultati dell’indagine internazionale PIAAC per la valutazione sulle competenze degli adulti: la ricerca è stata promossa dall’Ocse, ovvero l’Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, e si è svolta nel periodo 2011-2012.

Analizzato il livello di competenze fondamentali della popolazione tra i 16 e i 65 anni in 24 paesi europei, l’Italia si è dimostrata vero e proprio fanalino di coda della graduatoria. Secondo i risultati della ricerca, circa la metà degli italiani è analfabeta funzionale, sa quindi formalmente leggere e scrivere ma ha delle grosse difficoltà a comprendere un testo di livello non elementare scritto nella propria lingua madre. Sempre secondo l’indagine promossa dall’OCSE, un italiano su cinque ha problemi di interpretazione anche nel leggere testi molto semplici e privi di figure retoriche, metafore e concetti che necessitano di capacità d’astrazione per essere intesi e rielaborati.

In un mondo dove l’evoluzione dei linguaggi vola spedita e dove le contaminazioni di altre lingue sono all’ordine del giorno, il gap considerevole dei cittadini italiani rispetto al resto dei cittadini d’Europa si sta trasformando in una vera e propria voragine culturale in grado di affossare letteralmente le possibilità di arrivare a cogliere le opportunità offerte dal già risicato mercato del lavoro. La clamorosa bocciatura dell’Italia ha confermato quanto le politiche di istruzione e di formazione siano deficitarie e inconcludenti.

C’è leggere e leggere. I diversi livelli di lettura applicabili

Le falle del sistema scolastico italiano, i buchi degli organismi privati di formazione, le voragini del mondo del lavoro, l’astrusità dei percorsi di formazione proposti e un servizio radio-televisivo pubblico che ha perso qualsiasi valenza formativa ed educativa hanno contribuito a creare questa incredibile situazione. L’Italia dagli anni ’90 in avanti ha avuto la tendenza a perdere in competenze e formazione per acquisire ignoranza e analfabetismo. Sembra una incongruenza visto l’ampio parco di possibilità disponibili per la formazione, ma è la realtà dei fatti che ci ha consegnato la mera e deficitaria situazione attuale. Ecco che diventa di importanza capitale riuscire a formarsi anche da soli: grazie a Internet e alle tecnologie informatiche possiamo avere accesso a dati, testi e metodi impensabili sino a qualche anno fa.

Leggere per diventare un lettore competente

Leggere per diventare un lettore competente

Colmare il gap con il resto d’Europa è difficile, ma non impossibile, e, in attesa di una politica che prenda davvero in mano le redini di questa situazione, possiamo perseguire la via della acquisizione di competenze e professionalità in maniera autonoma. Il primo passo per riuscire nello studio è quello di riuscire nella lettura: una lettura corretta e funzionale aiuta a immagazzinare concetti e idee, velocizzando tutto il processo di apprendimento. Anche se no ti piace leggere, devi assolutamente sforzarti a farlo. L’importante è leggere e apprendere, la lettura veloce e quella efficace verranno con il tempo. La lettura di base, quella che si impara alle scuole elementari, è già sufficiente per sapere che cosa è scritto in un testo, ma è necessario andare oltre, passare alla lettura esplorativa, quella che ci permette di avere maggiori informazioni su di un testo e sul suo contenuto. So leggere, base, passo quindi a esplorare il testo per comprendere meglio di che cosa si tratta: controllo l’indice, i titoli dei capitoli, leggo la prefazione e l’introduzione, mi diletto con la quarta di copertina e mi concedo qualche minuto per lasciar depositare le informazioni che ho appreso.

Leggo tutto il contenuto e cerco di capirne tutto il senso. Provo di comprendere a fondo i concetti riportati tra le pagine, cerco di immagazzinare le idee che il testo del libro mi propone. Inizio a farmi una idea dei problemi che si è posto l’autore e del preciso messaggio che aveva intenzione di comunicare: sto letteralmente taggando il testo, associo parole chiave e concetti al libro. A livello di studio, passo a evidenziare i passaggi più importanti, le idee chiave, trovo la scaletta che ha seguito l’autore e posso agevolmente farne un riassunto schematico. Domande, risposte, parole chiave, le idee dell’autore. Sono salito di livello. Inizio ad avere una mia idea, capisco se l’autore è informato e onesto, comprendo se c’è logica in ciò che ha scritto: sono in grado di muovere delle critiche senza scadere nelle frasi di convenienza. Posso dimostrare il mio grado di preparazione sull’argomento ma non sono ancora in grado di affrontare un esame su di esso. Diciamo che dovrei essere in grado di sostenere una interrogazione, ma non ancora un esame universitario. Sono in grado di analizzare la struttura del libro, di individuarne il nucleo centrale e di estrarne il messaggio dell’autore, ma l’argomento non è ancora del tutto mio.

Per salire ulteriormente nella scala di valori dei livelli di lettura e comprensione, devo passare oltre e arrivare al massimo della scala evolutiva di tali concetti: la lettura comparativa. Inizio a rapportare, a fare comparazioni e non mi fermo più sull’opinione di un autore soltanto: la mia analisi non riguarda più soltanto il contenuto di un testo, ma arrivo a preparami su di un intero argomento. Arrivo a costruire propriamente la mia personale opinione, il mio punto di vista e lo faccio attraverso le prove, le argomentazioni. Le letture sono i mattoni con cui innalzo la mia piramide di conoscenza: trovo elementi condivisibili e variazioni di sorta tra le varie teorie e argomentazioni. Attraverso i punti di intersezione tra i vari testi trovò ciò che maggiormente si avvicina alla teoria del vero, scopro i tratti rilevanti delle opinioni di uno e dell’altro autore, e nel bel mezzo di tutto ciò stabilisco quale diventa la mia personalissima opinione. Questo è il passaggio fondamentale di tutti i processi che ruotano attorno alla lettura: leggere in questo modo diventa un processo di costruzione della propria conoscenza. La lettura che trasforma testi in  consapevolezza e comprensione dei fatti, delle idee e delle opinioni. Esperienza e apprendimento che si fondono insieme attraverso la sublimazione della lettura, facendo attenzione a non farsi schiacciare dai concetti di certezza e verità.

Leggere un libro è sempre un’arte difficile e complessa

Il lettore comune differisce dal critico e dallo studioso, questo è uno dei paradigmi fondamentali da cui Virginia Woolf parte per l’excursus affrontato dai saggi che compongono Come leggere un libro. Il lettore comune legge per il proprio piacere e non per impartire conoscenza o per correggere l’opinione altrui, il lettore comune leggere per leggere, per estraniarsi, per fantasticare. Come ribadisce più volte la Woolf, l’unico consiglio che si può dare su come leggere un libro è di non accettare consigli, di seguire il proprio istinto e di trarre le proprie conclusioni. Leggere un romanzo è sempre un’arte difficile e complessa, scrive la Woolf, che richiede sì sensibilità e immaginazione, ma anche quella capacità di confronto che proprio l’esperienza delle precedenti letture ci offre e che è alla base del nostro giudizio.

Già di per sé, leggere significa dare valore a ciò che leggiamo, perciò la cosa più importante in assoluto è leggere. Punto. Se poi, quando leggiamo, siamo in grado di mettere da parte tutti i preconcetti, tutte le ansie e tutto il bagaglio che ci portiamo dietro quotidianamente, questo è già un buon inizio. Lasciate perdere i critici e smettete di mostrarvi dubbiosi e riluttanti, smettete di precludervi di apprezzare nel modo migliore ciò che leggete. La Woolf non possiede la ricetta per la lettura perfetta, ma, una volta che ci trova d’accordo nello dare per scontante alcune regole fondamentali per una buona lettura, si sente libera di proporci le proprie idee e suggerimenti. Idee che, ci assicura, non saranno in grado di limitare la nostra indipendenza di lettori, perché l’indipendenza stessa del lettore è il bene più prezioso che un lettore possa avere. Per produrre un critico bisogna che la natura sia generosa e la società matura, per produrre un buon lettore basta molto meno e questo Come leggere un libro di Virginia Woolf è sicuramente un ottimo punto di partenza. I due saggi e il breve prologo presenti in questo volume spiegano dunque il modo in cui i libri dovrebbero essere letti, allargando poi il discorso alle difficoltà che la letteratura contemporanea incontra per essere compresa in tutta la sua profondità. Il punto di vista di Virginia Woolf predilige sempre il “lettore comune”; d’altra parte, se da un lato la scrittrice non può nascondersi che questi lettori risultano spesso disarmati di fronte ad opere della complessità, dall’altro non può che stigmatizzare l’insufficienza degli stessi critici della sua epoca.

Luca Ciavatta