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Complessità non necessarie e semplificazione

La semplificazione, il minimalismo, la gestione della complessità, sembrano essere dei termini obbligati della retorica del Web. Migliaia di siti propongo ricette per risolvere questi fini, lo fanno con altisonanti termini e mettono in evidenza incredibili titoli-lista: ’10 idee per..’, ‘Le 15 cose da non fare..’, ‘5+1 modi di..’, e via discorrendo.

Le soluzioni proposte, salvo alcune eccezioni effettivamente geniali e utili, per la maggior parte dei casi, risultano essere compendi che vanno a complicare ciò che potrebbe essere realmente fatto in maniera semplice. Ad esempio, la mania delle applicazioni per ogni cosa. Possibile che si debba ricorrere ad una applicazione sullo smartphone per fare cose che, abitualmente, si facevano alla vecchia maniera e in modo semplice ma produttivo. Una applicazione per la lista della spesa, quanto è realmente utile?

La semplificazione è una vetta da conquistare

In tema di applicazioni, è in voga un altro terrificante paradigma, seguito, per di più, da incredibili masse di persone. Le applicazioni semplici, in particolare se sono quelle di default prodotte dal produttore del device, smartphone, tablet o computer che sia, non risultano mai soddisfacenti. Così parte una ricerca forsennata all’applicazione modello, dall’aspetto ricercato e con tante di quelle funzioni da far impallidire Excel. Via a sostituire le note, il calendario, l’agenda, addirittura il gestore di contatti. Quanti avevano davvero necessità di tutte queste app agli steroidi? Le app di sistema erano così insufficienti?

L’idea della creazione di funzionalità nuove per fare le cose non deve essere necessariamente un dogma, la necessità reale è quella di preservare e incrementare la semplicità di utilizzo, non quella di complicare le cose aggiungendo funzioni che non verranno mai utilizzate. Potrebbe essere tutto il frutto di una mera vena compulsiva: possiedo il device e ho necessità di metterci delle cose dentro, anche inutili e dannose per la mia qualità della vita.

Elogio della semplicità e della spensieratezza

La semplificazione è una conquista e passa attraverso la consapevolezza dei mezzi esistenti. Il vero miglioramento è lo sfruttamento, nel migliore dei modi possibile, di ciò che si possiede. Una volta raggiunto il punto di sfruttamento massimo, allora, di fronte ad una necessità reale, avrà senso la ricerca di qualcosa di più completo, di più ricco, di più complicato.

Partire dal semplice per arrivare, solo se necessario, al complesso. E’ buon senso, non complichiamoci la vita se non siamo obbligati a farlo.

Vi era anticamente una capacità di spensieratezza e di giocosità che è stata in buona misura soffocata dal culto dell’efficienza. L’uomo moderno pensa che tutto deve essere fatto in vista di qualcos’altro e non come fine a se stesso.

Bertrand Russell, filosofo inglese , non era un grande estimatore del lavoro. Nel suo saggio del 1932, ‘Elogio dell’ozio’, ha espresso che, se la società fosse gestita in maniera migliore, le persone avrebbero necessità di dedicare molto meno tempo alle attività lavorative. Tale prospettiva della giornata lavorativa darebbe diritto all’uomo a dispensare maggiormente il tempo per le necessità e le comodità elementari della vita. Il resto della giornata potrebbe venire dedicato alle attività personali e alle arti: ad esempio, alla scienza, alla pittura e alla scrittura.

Noi abbiamo preferito far lavorare troppo molte persone, lasciandone morire di fame altre. Perciò abbiamo continuato a sprecare tanta energia quanta ne era necessaria prima dell’invenzione delle macchine; in ciò siamo stati idioti, ma non c’è ragione per continuare ad esserlo.

Quando la mente lavora senza farlo attraverso la creatività, rende l’uomo depresso, incapace di mostrare le sue intrinseche capacità. Ecco che una rilettura del modo di vivere, più che mai attuale, può segnalare il bisogno di ripensare la condizione di esistenza umana. Lavorare con lentezza, lavorare meno, potrebbe costituire un viatico per ricondurre l’uomo ad appropriarsi nuovamente del suo vero essere. La lezione di Bertrand Russell non passa mai di moda, anzi, con gli attuali tempi soffocati dal denaro e dalla produttività, torna più che mai ad essere attuale.

Luca Ciavatta