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Fame

Un giovane scrittore, nei cui tratti e nelle cui esperienze si riconosce facilmente lo stesso Hamsun, passa un periodo di solitari deliri e tortuose riflessioni nella città di Christiania, tentando di sopravvivere con sporadiche collaborazioni giornalistiche, in attesa di manifestare il suo genio letterario. Vari personaggi lo sfiorano e scompaiono, ma unica vera e costante compagna, inesorabile antagonista, è la fame, presenza ossessiva che riesce a trasformare le apparenze del mondo come una potentissima droga, producendo una continua oscillazione fra atroci depressioni e morbose euforie. Visionario della fame, il giovane scrittore scopre il carattere fantomatico e oppressivo della vita urbana, si inoltra negli infiniti sottosuoli della mente, lascia infine che esploda la sua rabbia fisiologica contro una società che sembra affinare sempre più, col tempo, le sue torture. E la sua narrazione brucia il naturalismo esasperandolo – mentre nel più immediato quotidiano vediamo affiorare un nuovo spessore di spettralità e violenza.

Fonte:  Fame di Knut Hamsun

Delirio e romanzo atipico

Fame di Knut Hamsun è un romanzo atipico. La fame di cui si narra, è si fame nel senso alimentare del termine, ma anche desiderio di vita, fame di dignità, necessità di sopravvivenza intellettuale. E, come lo scrittore protagonista del romanzo ‘lascerà la città portandone i segni’, così il lettore uscirà da questo testo segnato dalla disperazione e dai deliri che accompagnano tutte le pagine del libro. Tecnicamente la trama è semplice, ma anche ricca di ‘nonsense’ che, a volte, tendono a smarrire il lettore, l’intreccio non è complicato e lo stile è decisamente moderno e minimale; dunque un testo che si legge bene e che si comprende. Il genio dell’autore sta’ nella sua impalpabile presenza che si espande lungo tutto il libro, lasciando l’atmosfera sospesa tra realtà e visione. Il protagonista è in uno continuo stato visionario, in preda a deliri e paranoie solitarie, e si scontra continuamente con l’amara opposizione della vita, del reale, del quotidiano. Il mescolarsi, quasi ripetitivo, di realtà e sogno (o, meglio, delirio), continuo e incessante, trasmette al lettore la sensazione di entrare nella mente del protagonista: la percezione del tumulto interiore è quasi fisica, oltre che mentale.

Povertà, disperazione, fame

La povertà, la disperazione, la malnutrizione, in taluni casi, acuiscono i sensi e trasmettono intuizioni. L’ideale dell’onestà e la paranoia per la dignità anche di fronte a situazioni disperate, fanno di questo Fame un elogio della condizione di disgregazione dell’uomo. L’attesa collegata alla fortuna, ‘si trattava di aspettare solo che mi venisse l’ispirazione’, la capacità di sentire le cose che è insita nell’uomo messo sotto pressione dalla vita e la fame che fa’ perdere lucidità, indebolendo le capacità dell’uomo, sembrano tutte metafore della condizione esistenziale moderna. Durante la lettura, il vagabondare e le problematiche del protagonista non trasmettono in alcun modo romanticismo, anzi, torturano il lettore con una spasmodica tensione nervosa che si protrae per tutto il libro. Un’inno di disprezzo della cultura materialista e consumistica, una riflessione sul capitalismo e sui suoi effetti sulla società e sull’uomo.

Da leggere assolutamente

Fame di Knut Hamsun è un capolavoro. Un testo ricco di fantasia, di stile e di creatività, ma anche pieno di introspezione e di significati. Insomma, colmo di vita. Narrato in maniera esemplare, risulta una lettura agevole, perciò, assolutamente, obbligata.

Fame – Knut Hamsun