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Il futuro dei libri di carta

Non saranno i lettori a decidere il futuro dei libri di carta, bensì le librerie. Le librerie sono, rimangono e rimarranno il miglior posto per poter scegliere e comprare libri di carta. E’ un concetto cardine per la sopravvivenza dei libri di carta e questo concetto lo devono comprendere gli editori e i librai, perché sono loro che hanno nelle mani il futuro e la sopravvivenza dei libri di carta.

Libri di carta, librai e librerie

Libri di carta

Libri di carta

Allo stato attuale delle cose, la strada imboccata dagli editori porta verso una catastrofe: un dirupo dove stanno cadendo la maggior parte degli autori, i nuovi scrittori e i tanto amati libri di carta. Portando con sé, non senza colpe proprie, anche i librai. Di questo passo, non si vedranno più librerie. Di questo passo, librerie e libri di carta sono destinate e destinati a scomparire. Non è un caso che la crisi maggiore nel mondo dell’editoria, la stiano subendo quelle realtà che sono, troppo a lungo, rimaste ancorate ai vecchi canoni e che avevano puntato tutto il loro business sui libri di carta. L’evoluzione del business della letteratura, inteso come editoria e come vendita dei libri in formato cartaceo, passa necessariamente attraverso un sostanzioso rinnovamento dei sistemi di produzione e di vendita degli stessi. Le librerie fisiche non devono più essere l’unico e il solo canale di vendita, il veicolo promozionale non può più rimanere ancorato ai vecchi modelli pubblicitari. In parte, il cambiamento è già in moto e ormai vediamo i libri un po’ ovunque: dal supermercato all’edicola, dal gadget promozionale offerto con la rivista all’abbinamento con l’ebook in formato elettronico. Gli editori le stanno sperimentando tutte, ma alla cieca. Non si è ancora presa la giusta direzione per un rinnovamento completo, per uno svecchiamento deciso, della vendita dei libri in formato cartaceo.

Il mondo dell’editoria e gli scenari futuri

Se le risorse di un grande editore, consentono di convertire agevolmente il core business della azienda, per un piccolo editore, per una libreria, il problema si fa invece angosciante. Ecco che gli scenari futuri sembrano essere più che mai variegati. A mio modesto parere personale, i libri di carta non moriranno mai, anzi acquisteranno importanza e valore. Un po’ come accaduto per il vinile. Credo però che sia necessario che la maggior parte di chi lavora nella editoria apra maggiormente gli occhi. Il mondo sta cambiando, il mondo dell’editoria, quella che non è più soltanto fatta di libri di carta, anche.

«L’editoria è seduta sull’orlo di cambiamenti sostanziali»

Peter Brantley

Dunque capire il futuro delle librerie e della editoria, è comprendere il futuro dei libri di carta. Il mercato delle librerie tradizionali non significa molto già ora per un autore, figuriamoci proseguendo di questo passo. Se già ora grandi autori sono passati completamente al digitale, che futuro ci possiamo immaginare per i libri di carta, per le librerie e per l’editoria tradizionale così come la conosciamo. Non roseo, l’immagine è quella di un futuro difficile, di vera e propria crisi, non soltanto economica, ma anche esistenziale. Una crisi che potrebbe anche portare, a detta di molti, alla vera e propria fine dei libri di carta.

Governare il cambiamento attraverso le librerie

Una fotografia dello stato attuale e della situazione mondiale del mercato dell’editoria la ha scattata Mike Shatzkin in questo articolo. L’ipotesi più terribile è quella che se i numeri continueranno a crescere secondo questi trend, il mercato delle librerie tradizionali, e quindi transitivamente del cartaceo, non significherà più nulla per gli autori. Nulla. Ecco perché egli suggerisce che la chiave di volta per il futuro dei libri di carta e di tutta l’editoria tradizionale, passa dal futuro delle librerie.

Libri di carta, self-publishing ed editoria tradizionale

La chiave principale del rinnovamento in editoria sono e saranno le figure intermedie, quelle in grado di inquadrare il contesto e di governare il cambiamento, consapevoli che non si tratta di una fase passeggera ma della condizione in cui ci troviamo a lavorare già ora e in cui lavoreremo in futuro.

Due cose.

La prima istanza è che, ogni volta che leggo qualcosa di Letizia Sechi, mi ritrovo a pensare quanto siano intelligenti le cose che dice, a riflette su di esse e a notare, spesso e volentieri, una certa capacità da parte dell’autrice di comprendere e immaginare (azzeccandoci) il futuro.

In seconda istanza, forse perché un poco mi sento tale, mi piace molto il concetto espresso sopra di figura intermedia in grado di governare il cambiamento. Ovviamente, a me, manca la parte in grado di governare il cambiamento.

Al di là delle mie inutili disquisizioni, se volete ascoltare un punto di vista interessante sul mondo dell’editoria, vi consiglio di leggere queste parole.

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Luca Ciavatta