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Cara Italia, ma quanto sei indietro?

Qualche settimana fa, durante alcuni giorni di permanenza all’estero, non ho potuto fare a meno di notare il grado di arretratezza dell’Italia dal punto di vista tecnologico e mentale. Mi spiego meglio: non intendo che, oggettivamente, a livello tecnologico siamo più indietro rispetto ad altre nazioni europee, bensì voglio affermare che, a livello soggettivo (per l’utente finale, il cittadino comune), da noi si fa di tutto per complicare la vita e spillare soldi che si potrebbero benissimo risparmiare. Non è un caso che sui social network giri un meme puramente italiano: siamo bravi tutti a fare opensource, con il source degli altri. Esatto, è tutto qui. L’italiano fatica a condividere, a distribuire gratuitamente risorse o prodotti del proprio intelletto. La solita ipocrisia nostrana, dove si è sbandierata tanta di quella idea di sinistra da perderne completamente il senso. Non c’è socialismo in Italia e non viene assolutamente promulgato dalle istituzioni in campo tecnologico.

Il cittadino italiano paga più di tutti e sta zitto. Con la complicità delle istituzioni

I gestori telefonici italiani si stanno muovendo (poco) soltanto ora, le tariffe iniziano a diventare più in linea con quelle europee e i contratti, a suon di richiami da parte delle autorità europee, a includere meno capestri. I giga di connettività continuano a essere pochi per un qualsiasi utilizzo e lasciano il cittadino a navigare sempre con l’acqua alla gola. Fin qui tutto nella norma: il cittadino italiano è abituato a tutto ciò e non fatica a sostenere queste pratiche sadomaso. Consapevole di essere in un paese che ti spolpa tutto lo spolpabile, stoicamente resiste e si arrabatta come può. Timidi segnali ne escono da alcune amministrazioni locali, dove il singolo (sempre il singolo a portare avanti iniziative lodevoli, sempre qualche sindaco più lungimirante di altri) amministratore comunale rende, pagando con la sua amministrazione, connettività gratuita fin dove può. Fino a quando te ne stai in Italia, ti sembra tutto la norma e non vedi altre possibilità. Ti genufletti e prendi tutte le bastonate che ti toccano, dalla prima all’ultima, e vai avanti così, non facendoci quasi più caso.

Ti capita di andare all’estero e allora capisci che ci può essere altro

Poi ti capita di andare a visitare qualche altro paese europeo e inizi a porti delle domande. Tutte domande senza risposta. Ma come diavolo faranno gli altri a essere così avanti? Come mai noi non riusciamo a stare al passo coi tempi? Come mai invece di semplificare la vita al cittadino, noi tendiamo a complicargliela? Come mai invece di far risparmiare soldi al cittadino, ogni corporazione in Italia tende a fargli pagare più del dovuto? Ma, io non ne ho idea, però inizio a spiegarmi come mai in tanti fuggano all’estero. Se ancora non ve ne siete accorti, è in atto un vero e proprio esodo. Servizi che funzionano meglio, trasporti pubblici efficienti, mobilità elettrica, attività disponibili 24 ore su 24. Il tutto a fronte di tasse notevolmente inferiori rispetto a ciò che si è costretti a pagare in Italia. Come mai? Non lo so, non ne ho la benché minima idea. Però qualche pensiero mi è balenato per la testa. Non può essere tutta colpa di chi governa, non possiamo demandare le colpe sempre a qualcun altro. (Anche se, lo devo ammettere, in Italia sembrerebbe proprio così). Secondo me, è anche una questione di mentalità. All’estero, c’è una mentalità diversa. Punto.

Un esempio vincente di condivisione. Il cittadino risparmia e può usufruire di un servizio affidabile

È una mentalità sociale che manca, la voglia di condividere con gli altri. Quanti di noi sarebbero pronti a condividere la propria rete wi-fi casalinga con degli sconosciuti? Pochi, mi ci metto in primis, perché se non fosse stato per l’esperienza che ho vissuto, mai ci avrei pensato di mio. Come il progetto Fonera, ma a più ampio respiro. Basta una applicazione e, dove la condivisione è reale e possibile, dove esiste davvero un socialismo telematico, si può essere sempre connessi a Internet e gratuitamente. Non è fantastico? Si, lo è. E, agli occhi di uno che arriva dall’Italia, sembra quasi impossibile. La mia esperienza è partita grazie a una piccola applicazione gratuita: Instabridge. L’applicazione nella sua semplicità è geniale e consente realmente di avere sempre connessione a Internet all’estero in maniera veloce e gratuita. La si installa, se si vuole si condivide la propria rete (ma anche no, se non si è ancora pronti a questo dirompente socialismo telematico!) e dovunque ci si trovi si ha la possibilità di accedere a delle reti wi-fi come se di ognuna si possedesse il nominativo e la password sul proprio dispositivo. Internet all’estero e gratis! Per davvero. A titolo di esempio, ad Amsterdam si è sempre connessi, sempre. Ovunque ci si sposti, si ha sempre una rete disponibile. Leggendo i vari feedback, l’applicazione funziona egregiamente in tutta Europa, ma non in Italia. Appena rientrato, ho subito voluto sperimentarla anche in Italia e, sorpresa delle sorprese, non mi sono ancora imbattuto in una rete condivisa gratuitamente. (Va bene, lo ammetto: qualche rete la ho anche trovata, ma è davvero poca cosa rispetto all’estero e va sempre cercata con il lanternino, perdendo dunque la finalità ultima che è always connected!) Contrariamente alla condivisione di Internet all’estero (nella maggior parte dei paesi europei funzionante per davvero), purtroppo in Italia siamo ancora ben lontani dal rendere disponibile un servizio del genere con continuità. Volete mettere la comodità di spostarsi in una città sconosciuta senza avere l’assillo di consumare dati in roaming internazionale (che prezzi quelli dei gestori italiani!) e senza nemmeno l’assillo di dover cercare hotspot wi-fi gratuiti? È sufficiente aprire l’applicazione e cliccare sulle reti disponibili, e il gioco è fatto!

Favoloso. Speriamo in un cambio di mentalità…

Instabridge – The free internet