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L’inventore di sogni

L’inventore di sogni di Ian McEwan

Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l’intera famiglia, un po’ per noia e un po’ per dispetto, con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera…
Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po’ il “marchio di fabbrica” di Ian McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l’autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici.
Nell’Inventore di sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma lo fa con un tono e uno spirito completamente diversi, scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante per definizione: quello del “racconto per ragazzi”. Peter Fortune è un sognatore a occhi aperti, un bambino sempre tra le nuvole, che inventa avventure rocambolesche e fantastiche per sfuggire alla noia e alla normalità della sua vita. Gli aficionados di McEwan si chiederanno allora che grado di parentela leghi Peter e i bambini perversi di Fatto in casa o gli adolescenti troppo adulti del Giardino di cemento. La risposta potrebbe essere cifrata in quel cognome, Fortune, e nella famiglia che c’è dietro: una famiglia normalmente fortunata, cioè affettuosa, moderatamente premurosa e severa, benestante. Ma, attenzione, anche se Peter è nato con la camicia, se avesse davvero la Pomata Svanilina, qualche volta…

Fonte: Goodreads

Il lato immaginario che è andato perduto

Gli occhi dell’infanzia e la giocosità dell’immaginazione, Ian McEwan ha il grande pregio di riuscire a trasporre con il suo scritto cose belle e incredibili dell’infanzia. Una celebrazione di un periodo e delle sue idiosincrasie, senza sconfinare nel melodico o nel rimpianto, l’autore guida i lettori attraverso le avventurose immaginazioni del protagonista. Immaginazioni che sono state, del tutto uguali o molto simili, quelle vissute da tutti nell’infanzia. È un gioco, è un esercizio di stile, ma è anche la cronaca spassionata di ciò che rende unica l’infanzia: la libertà di immaginare senza esser presi per pazzi. Le riflessioni sul mondo degli adulti celate dietro i viaggi pindarici di un ragazzino in grado di entrare nella coscienza degli animali e delle persone. Una lettura spassionata, leggera, in grado di fare stare bene. Una lettura per ragazzi, ma forse più adatta agli adulti. Per riscoprire l’immaginazione e il piacere stesso di immaginare, fantasticare e sognare. Diventare adulti e muoversi attraverso la ragione non deve significare per forza perdere la capacita di sognare a occhi aperti, e di farlo tutti i giorni.

Riscoprire il piacere di sognare a occhi aperti

Attraverso la penna di Ian McEwan, il protagonista bambino ci fa rivivere, attraverso i sogni, i viaggi e le avventure fantastiche, l’incanto di un tempo irriverente che è stato parte di ognuno ma che è andato immancabilmente perduto. I racconti sono distinti di magia e elucubrazioni mentali e non è difficile perdersi in essi, sino a non comprendere se Peter, il bambino protagonista stia inventando una nuova avventura o semplicemente vivendo la realtà. A tratti avventuroso, a tratti bizzarro, a tratti commovente, questo L’inventore di sogni marca un chiaro segno distintivo tra la letteratura per ragazzi e quella per adulti, introducendone però decise contaminazioni di entrambi i generi. Un testo unico e seducente, che non mancherà di conquistare qualsiasi lettore e di ricordare la bellezza unica dell’immaginazione dell’infanzia perduta di ognuno di noi.

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L’inventore di sogni di Ian McEwan

Luca Ciavatta