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La classe capovolta. Un approccio didattico nuovo

Dagli Stati Uniti, una piccola rivoluzione nel mondo della didattica scolastica. Ricorrendo meno alle lezioni frontali, valutando in forme alternative a quelle delle interrogazioni, limitando l’onere dei compiti a casa e usando attivamente tutte le risorse disponibili in rete. La classe capovolta si impone come un contributo essenziale per rinnovare l’ordinaria attività di apprendimento e come uno strumento concreto, nelle mani dei docenti ma anche di chiunque sia interessato ai concetti dell’apprendimento, per ottenere risultati migliori e duraturi.

 

Flipped learning. Invertire i luoghi dell’apprendimento, compiti a scuola e lezioni a casa

Educando alla cooperazione e invertendo i classici luoghi dell’apprendimento, è possibile riconvertire un modello di scuola fatto di lezioni frontali, interrogazioni, compiti in classe e pesanti compiti a casa in un modello metodologico e didattico moderno, al passo coi tempi e intriso di competenze digitali.

 

Nuove dinamiche di studio per la classe capovolta

Nuove dinamiche di studio per la classe capovolta

Oggi, la scuola, per la maggior parte degli studenti, è un luogo oscuro, un ambiente dello star male dove viene determinata una parte fondamentale dello sviluppo del potenziale umano attraverso metodi d’insegnamento tradizionali. Gli studenti vengono sommersi da imponenti quantità di informazioni da imparare, memorizzare e saper ripetere. Il senso del saper ripetere inoltre, il più delle volte, non viene supportato da una adeguata comprensione degli stessi concetti: il docente assegna il suo voto e pretende che lo studente abbia utilizzato la sua intrinseca capacità di imparare.

 

La scuola pretende che lo studente studi e impari, ma non fornisce allo studente alcuno strumento, alcun sostegno, a queste attività. Come gestire le informazioni, come custodirle nei palazzi della memoria e come comprenderle, sono soltanto alcune delle didattiche che per nulla vengono insegnate a scuola. Non parliamo dell’utilizzo delle nuove tecnologie e di tutto ciò che sta al passo con il futuro. Ovviamente esistono delle eccezioni (per fortuna!), ma la situazione generale è ben delineata. L’insegnamento è ormai ridotto a un mero processo di scambio e passaggio di informazioni: linee di concetti da memorizzare e riportare a comando. La comprensione, i ragionamenti, la produzione devono essere tutte qualità già insite nello studente perché la scuola non sopperisce a chi ne ha di mancanti.

Le emozioni sono la chiave per imprimere i concetti nella mente. Le emozioni sono tutto

Insegnare viene dal latino e significa imprimere un segno nella mente. Le persone deputate all’insegnamento, i docenti, non possono, dunque, limitarsi a trasmettere informazioni.

 

Non lasciare soli gli studenti, ma fornire loro nuovi strumenti

Non lasciare soli gli studenti, ma fornire loro nuovi strumenti

Attraverso spiegazioni ed esercitazioni devono imprimere i concetti nella mente degli studenti, devono divenire giocatori didatticamente attivi e allontanarsi dal loro ruolo di arbitri, fare in modo che le loro classi acquistino più cognizioni, esperienze, abitudini, capacità di compiere operazioni, o apprendano il modo di fare delle attività. Insomma il docente deve partecipare attivamente con gli studenti.

 

Il cervello riceve stimoli dall’esterno, percepisce l’ambiente, le cose dette, ma anche il modo in cui vengono dette. Il cervello percepisce le emozioni e le intenzioni. E poi percepisce il luogo fisico. A scuola, il cervello percepisce le emozioni che regolano la relazione con l’insegnante e le relazioni con gli altri studenti. In Classe capovolta: una rivoluzione nel modo di studiare. E di pensare, Annamaria Testa riporta che:

“…se un bambino, mentre impara, prova paura, il circuito della memoria registrerà, collegandole, sia l’informazione trasmessa sia l’emozione. Se un bambino si sente impotente o inadeguato nei confronti di quanto impara, l’apprendere resterà connesso con il senso di inadeguatezza. E se un bambino è terrorizzato dalla scuola, fuggirà della scuola.”

L’ambiente scolastico è, dunque, parte integrante del processo di sviluppo del potenziale umano.

 

Didattica capovolta. Compiti a scuola e lezioni a casa

Didattica capovolta. Compiti a scuola e lezioni a casa

Meccanismi di natura biologica che si integrano con gli stimoli provenienti dall’esterno e che rimangono impressi nella mente. Una scuola che sappia insegnare in maniera proficiente e produttiva, senza distruggere le emozioni degli studenti, una scuola che sappia attivare e coltivare i cervelli: ecco dove arriva la classe capovolta. Una idea di insegnamento tanto semplice quanto rivoluzionaria. Nella classe capovolta si ribaltano gli schemi della didattica tradizionale: a scuola si fanno i compiti e a casa si fanno le lezioni. Sotto la guida degli insegnanti, si impara, si produce, si studia, si lavora. Da soli, a casa, si fanno le lezioni attraverso materiali multimediali, attraverso Internet e grazie alle nuove didattiche moderne.

 

In una scuola spesso povera o avara di risorse, la flipped classroom apre ad alunni e insegnanti le porte di una nuova dimensione della didattica. Un laboratorio straordinariamente accessibile e ricco di opportunità, dove è possibile insegnare con metodi nuovi e innovativi, dove gli studenti non sono oberati dai compiti a casa e dove gli insegnanti diventano strumenti attivi per il processo di apprendimento delle classi.

Sviluppare il senso critico, educare al valore della ricerca, migliorare le dinamiche relazionali, la socializzazione e la cooperazione sono tutte conseguenze benefiche della classe capovolta. Se molti docenti hanno storto il naso di fronte a questo nuovo mantra dell’educazione, chi è stato in grado di non avere preconcetti e ha sperimentato da sé le dinamiche della flipped classroom, ha potuto appurare per intero la bontà pedagogica di questo nuovo modello di insegnamento.

 

Luca Ciavatta