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La consapevolezza di un attimo

La consapevolezza di un attimo può divenire motivazione

Arriva il momento anche per attività come la lettura di riordinare le idee. Chiarificare, estrapolare, attingere. In una parola, comprendere. Si, perché non è chiaro cosa ci lascia una lettura, possono essere competenze tecniche, pensieri profondi, idee malsane. Allora, al termine delle nostre letture, è sempre bene mettere nero su bianco, letteralmente o anche soltanto a livello mentale, cosa realmente ci abbia trasmesso quel determinato libro.

Oltre la barriera del blocco culturale imposto dal nostro essere, possiamo sviluppare, in maniera contemporanea e parallela, la capacità di analizzare, capire e metabolizzare concetti e idee. Possiamo fare davvero nostri i pensieri che ci ha trasmesso l’autore. Possiamo fare nostre le idee altrui.

Così il libro inizia ad andare oltre il puro scopo di intrattenimento. Anche se si tratta di un romanzo.

Ecco perché siamo noi a stabilire i livelli di lettura, ecco perché siamo noi a decidere quanto profondi saranno i segni lasciati dai testi che leggiamo.

La consapevolezza di un attimo tra narrativa e vita reale

La narrazione che prosegue oltre le trame e gli intrecci, le sequenze di parole che si trasformano in pensieri cristallini, le idee che si impongono come esperienze. Ecco perché leggere è un poco come viaggiare: si compie una vera e propria esperienza. Si vivono mille vite altrui, si compiono avventure che non si avrebbe mai avuto il coraggio di affrontare, si rabbrividisce di fronte a paure che non si sapeva nemmeno di avere. La consapevolezza di un attimo attraverso la lettura di storie scritte da altri ci trasmette il potere di capirci meglio, di scoprire noi stessi, oltre che di comprendere gli altri.

Andare oltre le paure e comprendere le persone, grazie ai libri anche questo è possibile. La magia di un libro di testo è proprio questa: un libro è in grado di dare il via o di alimentare un processo di crescita personale. Leggendo, indipendentemente da cosa ma da fonti più eterogenee possibili, diventiamo persone migliori. Capire che ci sono modi di pensare profondamente diversi dal nostro, comprendere che ci sono persone agli antipodi, dilettarci per il fatto che il mondo è bello perché è vario. Sciogliere il ghiaccio dell’ignoranza, questo può fare la lettura dei libri.

  • La Sposa giovane di Alessandro Baricco Siamo all’inizio del secolo scorso. La promessa sposa è giovane, arriva da lontano, e la famiglia la accoglie, quasi distrattamente, nella elegante residenza fuori città. Il figlio non c’è, è lontano, a curare gli affari della prospera azienda tessile. Manda doni ingombranti. E la sposa lo attende dentro le intatte e rituali abitudini della casa, soprattutto le ricche colazioni senza fine. C’è in queste ore diurne un’eccitazione, una gioia, un brio direttamente proporzionale all’ansia, allo spasimo delle ore notturne, che, così vuole la leggenda, sono quelle in cui, nel corso di più generazioni, uomini e donne della famiglia hanno continuato a morire. Il maggiordomo Modesto si aggira, esatto, a garantire i ritmi della comunità. Lo zio agisce e delibera dietro il velo di un sonno che non lo abbandona neppure durante le partite di tennis. Il padre, mite e fermo, scende in città tutti i giovedì. La figlia combatte contro l’incubo della notte. La madre vive nell’aura della sua bellezza mitologica. Tutto sembra convergere intorno all’attesa del figlio. E in quell’attesa tutti i personaggi cercano di salvarsi.
  • La masseria delle allodole di Antonia Arslan Il commovente e magnifico affresco storico che ha squarciato il velo sul genocidio armeno. Uno dei romanzi italiani più fortunati degli ultimi anni esce ora in edizione speciale. Anni Venti: storia di una famiglia che vive in Armenia e che in attesa dell’arrivo di parenti trasferiti in Italia restaura una masseria per accoglierli. Ma la guerra e il genocidio sotto cui soccomberà il popolo armeno faranno sì che l’incontro con questi familiari italiani non avverrà mai. Sarà anzi uno dei più giovani, unico maschio sopravvissuto, a raggiungere l’Italia e a dare inizio a una speranza per la famiglia e il popolo che rappresenta. Antonia Arslan è autrice di saggi fondamentali sulla narrativa popolare e la letteratura femminile tra Ottocento e Novecento. Ha riscoperto le proprie origini armene traducendo le opere del grande poeta Daniel Varujan. Nel 2004 ha dato voce alle memorie familiari ne La masseria delle allodole, premiato con moltissimi riconoscimenti e tradotto in 15 lingue, da cui i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film.
  • Il paese dei coppoloni di Vinicio Capossela “Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?” Così si chiede al viandante-narratore nelle terre dei padri. Il viandante procede con il passo dell’iniziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata di storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino, che hanno il compito di ispirati accompagnatori. Luoghi e personaggi suonano, con i loro “stortinomi”, immobili e mitici, immersi in un paesaggio umano e geografico che mescola il noto e l’ignoto. Scatozza “domatore di camion”, Mandarino “pascitore di uomini”, la Totara, Cazzariegghio, Pacchi Pacchi, Testadiuccello, Camoia, la Marescialla: ciascuno ragguaglia il viandante, ciascuno lo mette in guardia, ciascuno sembra custode di una verità che tanto più ci riguarda, quanto più è fuori dalla Storia. Il viandante deve misurarsi, insieme al lettore, con un patrimonio di saggezza che sembra aver abbandonato tutti quanti si muovono per sentieri e strade, sotto la luna, nella luce del meriggio, accompagnati dall’abbaiare dei cani. E poi ci sono la musica e i musicanti. La musica da sposalizio, da canto a sonetto, la musica per uccidere il porco, la musica da ballo per cadere “sponzati come baccalà”, la musica da serenata, il lamento funebre, la musica rurale, da resa dei conti.