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La Scopa del Sistema

Le avventure di Lenore, che si mette alla ricerca della bisnonna, antica studiosa di Wittgenstein, fuggita dalla sua casa di riposo insieme a venticinque tra coetanei e infermieri; del fratello LaVache, piccolo genio con una passione smodata per la marijuana; del pappagallo di famiglia, Vlad l’Impalatore, che recita sermoni cristiani su una Tv via cavo; di Norman Bombardini, re dell’ingegneria genetica, che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero; di Rick Vigorous, il capo e l’amante di Lenore, negazione vivente del suo stesso cognome. Una galleria di personaggi uno più esilarante e paradossale dell’altro, sullo sfondo di un’America impazzita, grottesca, più vera del vero. Scritto a ventiquattro anni nel 1987, questo è il romanzo che ha rivelato al mondo la nascita di un talento e di una figura di culto e – come sottolinea Stefano Bartezzaghi nell’introduzione – “è probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell’uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare”. Prefazione di Stefano Bartezzaghi.

La Scopa del Sistema di David Foster Wallace è, e rimane, un capolavoro. Un enorme, intricato e poderoso capolavoro.

Un intreccio, a dir poco, istrionico

Trama e intreccio sono istrionici. Non è facile entrare nella storia, perché i personaggi non vengono presentati, sono già lì, presenti, e perché una buona dose del tutto de ‘La scopa del sistema’ potrà sembrarvi priva di senso. E’ l’ennesima vena artistica dell’autore: originalità e bizzarria vengono plasmate a tal punto da rendere reale anche l’assurdo. Accostarsi a questo testo significa prepararsi a un viaggio irto, ma talmente ricco, da sembrare infinito. E’ necessaria una buona dose di concentrazione, o si rischia di perdersi nei meandri di ciò che ha creato la mente di DFW. Personaggi strani e complicati danzano silenziosi nel mondo dipinto da DFW e lasciano più volte il lettore annichilito dalla forza prorompente dei loro pensieri, così vividi, così reali.

La maestria di David Foster Wallace

Autorevole il modo in cui viene cambiato lo stile e il registro di scrittura durante tutto il testo, il lettore è prima spiazzato e poi convinto nuovamente, infine conquistato. La maestria di DFW è unica: il lettore è obbligato a fermarsi, a riflettere, a pensare. Lo stupore è continuo, il colpo di scena sempre dietro l’angolo, e l’intreccio, lo ripeto, da maestro. I personaggi non vengono descritti, me escono dalle pagine attraverso ciò che fanno, che dicono, che possiedono. Un testo scritto come andava scritto. Un libro che impone riflessioni e che, alla lunga, appaga e illumina come pochi altri. Non posso che relegarlo tra i pochi autentici capolavori della letteratura contemporanea.

La scopa del sistema di David Foster Wallace

Luca Ciavatta