1

Perché il Minimalismo ci salverà tutti e un paio di altre cose

Da molto tempo, gli abitanti dell’occidente si sono accorti che nonostante abbiano tutto ciò di cui necessitano per consumare una vita felice, serena e salutare, vivono perennemente sotto condizioni di stress e infelicità. Pur possedendo beni di ogni genere, cibo in abbondanza, benessere, e un surplus di tecnologie di ultima generazione, l’uomo moderno è di continuo alla ricerca di quel ‘quid’ in più che lo faccia elevare sugli altri, sulla società, sulla media.

Siamo evoluti, stiamo pianificando il ritorno sulla Luna e lo sbarco su Marte, abbiamo telefono con l’equivalente della tecnologia di una centrale nucleare, abbiamo auto che costano come appartamenti, ma non siamo felici. L’abbondanza da cui siamo circondati non fa altro che aumentare le nostre insicurezze, le nostre ansie, i nostri timori e il nostro livello di stress.

E noi continuiamo in questa spirale deleteria. Più abbiamo e più desideriamo, più conquistiamo e più sentiamo necessità di avere ancora, siamo completamente drogati di questi stimoli da shopping, da possesso, da immagine; pompiamo i nostri livelli di dopamina mostrando cosa possediamo. E non ne abbiamo mai abbastanza, non siamo mai veramente felici.

In questo processo di ricerca del possesso, come effetti collaterali cosa otteniamo? Riempiamo le nostre case di cose che utilizzeremo forse una volta o due, compriamo auto da diverse migliaia di euro per fare pochi chilometri e per metterle in mostra in piazza di fronte agli amici, viviamo in case che basterebbero a far vivere bene cento profughi, mangiamo come se non ci fosse un domani e se non spendiamo in più per avere il vestito di marca non ci sentiamo bene.

Siamo depressi, stanchi e stressati, ma mostriamo una immagine di noi completamente differente.

Minimalismo. Rimettere a fuoco la propria vita in un mondo pieno di distrazioni
Minimalismo. Rimettere a fuoco la propria vita in un mondo pieno di distrazioni

Smetti di credere alla televisione, inizia a leggere un buon libro

Siamo perennemente sopraffatti dalle immagini che ci giungono dalla televisione e dai canali di video della rete, ormai viviamo con l’idea che quello che ci viene propinato da queste fonti di informazione sia la realtà a cui ci dobbiamo adeguare. E non mettiamoci i social media, veri e propri catalizzatori di nuove tendenze e trend.

Non siamo più consapevoli di chi siamo veramente, abbiamo perso la gioia per l’essenziale e ci siamo tuffati nel superfluo. La tecnologia – pur con tutti i benefici che ci ha portato – ci obbliga a subire un continuo bombardamento di informazioni fasulle o superflue. Lo smartphone, il table e il pc sempre connessi ci costringono a essere costantemente distratti, sciocchezze che tolgono la nostra attenzione dalle cose serie, dai compiti o dal lavoro, i nostri pensieri sono sempre messi in un angolo e la nostra mente non è diventata altro che una cellula delle milioni che formano la coscienza collettiva dell’uomo moderno.

Abbiamo giornate identiche le une alle altre, lavoriamo per comprare cose, compriamo per mostrarci, ci mostriamo per essere certi di avere un posto nel mondo. Le basi delle nostre vite sono ormai futili, deboli e deficitarie. Tutto questo è agevolmente riconducibile a un eccesso di materialismo nelle nostre esistenze, a un distacco totale con le cose che contano realmente, a una dipendenza pericolosa che è figlia dei mass media moderni.

Esistono cure per questa ansiosa condizione?

Tornare a prendere il controllo della propria esistenza è possibile

Siamo completamente invasi da cose, gli oggetti fisici e virtuali sono ormai parte abbondante delle nostre quotidianità, e non esiste giornata in cui non controlliamo le notifiche sul telefono, non diamo una occhiata ai social media, non passiamo qualche ora davanti a uno schermo televisivo.

Non acquistiamo più gli oggetti per la loro funzione, bensì ci culliamo con la loro forma, il loro aspetto. E – mi raccomando – che sia quello visto nella reclame televisiva, quello consigliato dall’influencer di turno su Instagram, quello di quella marca che solo a vederne il logo la gente ti reputa importante. Crediamo davvero a tutto questo?

Pensate veramente che avere una marca piuttosto che una altra, avere un oggetto piuttosto che non averlo, frequentare certi ambienti piuttosto che no, possa davvero influenzare in meglio la nostra esistenza. Se la risposta è si, ben venga e probabilmente siete tra i pochi ad avere ancora il pieno controllo sulla propria esistenza. Se invece la risposta è no, benvenuti ai Dopati Moderni Anonimi.

Siamo dopati dalla modernità, siamo schiavi dell’immagine, e siamo stressati da tutto questo.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei davvero goduto un dolce?

Intendo senza pensare alla linea, alle calorie, all’aspetto.

Meno condizionamenti, meno oggetti, meno pressioni. Non ti senti già meglio?

Il legame che abbiamo con le opinioni altrui è quello che ci condiziona maggiormente. Iniziamo a fregarcene e a pensare con la nostra testa, cerchiamo di capire da soli quali siano le nostre esigenze, recuperiamo il rapporto con il nostro corpo e con la nostra mente. Limitiamo le ore di esposizione agli schermi, limitiamo la TV, limitiamo i social media, eliminiamo le notifiche per le cose non importanti.

Pensiamo con la nostra testa: questo è assolutamente il primo fattore. Fatto ciò, rivalutiamo il nostro rapporto con gli oggetti e con la proprietà.

È davvero così importante per noi ‘possedere cose’?

  • La prima regola aurea è che se una cosa non la utilizziamo da più di una settimana, allora non è poi così importante.
  • La seconda regola aurea è che se una cosa che costa la metà (o meno, in generale) mi permette di fare le stesse cose di quella che costa il doppio, allora dovrei preferire quella che costa meno.
  • La terza regola aurea è che quando iniziamo ad accudire una cosa – ovvero a darle troppa importanza – allora è forse arrivato il momento di eliminarla dalla nostra esistenza.

Quando infatti gli oggetti diventano per noi la fonte di ansie e paure, forse è il caso di riconsiderare il loro spazio nelle nostre vite. Se risparmio per anni per acquistare un orologio costoso e poi questo diventa soltanto una fonte di stress (“se me lo rubano? se lo rovino? se si dovesse rompere?” ..etc), non sembra poi di aver fatto un grande acquisto per la nostra felicità.

Minimalismo, materialismo, possessionismo. Tu da che parte stai?

Spendiamo soldi in oggetti di cui non abbiamo necessità, spendiamo soldi in oggetti più costosi perché pensiamo che poi la gente ci valuti ‘meglio’, spendiamo poi soldi in modi per proteggere questi oggetti perché ci mettono ansie e paure. Ci prendiamo cura degli oggetti comprati perché ci attacchiamo a questi oggetti credendo che siano la panacea delle nostre insicurezze, e alla fine non siamo nemmeno felici.

Crediamo che il possesso ci renda più ricchi, più attraenti e più ammirati. In realtà, non siamo noi a possedere gli oggetti ma sono loro che possiedono noi. La nostra mente rimane attaccata a questi oggetti e non pensa ai mali della vita, alle cose reali, ai dolori.

Stiamo così lontani dai pensieri brutti e andiamo avanti ad acquistare cose, nella speranza che risolvano la nostra sottile e precaria esistenza. Alla fine dei conti, si tratta di una situazione incredibile: crediamo che acquistando più cose otteniamo personalità sociale e importanza, e invece abbassiamo le nostre finanze e riempiamo le nostre vite di cose inutili che diventano soltanto una ulteriore fonte di stress. Un cane che si mangia la coda, un circolo vizioso da cui poi non riusciamo più ad uscire.

Questa situazione non è nuova, bensì è nata con il boom dell’era moderna, con il benessere sociale e l’esplosione del consumismo. In realtà, è andata anche di pari passo con l’evoluzione tecnologica.

A livello mondiale, una vera e propria piaga si è diffusa, facendo la fortuna di psicologi e affini. In verità, la soluzione è decisamente semplice, si tratta soltanto di fare qualche passo indietro, di chiarirsi le idee e di iniziare a pensare che less is more. Ovvero affidarsi – in parte o del tutto – al minimalismo.

Eliminare il superfluo e concentrarsi su cosa conta davvero

Il minimalismo da idea di pochi si è evoluto in un vero e proprio movimento trasversale che attraversa i continenti, i generi, le etnie e che va a scalfire le fondamenta del consumismo sfrenato e della società dell’immagine.

Minimalismo significa rivoluzionare la propria esistenza. Nulla di trascendentale o straordinario, ma soltanto tanti piccoli passi nella direzione giusta.

Non si parla di divenire eremiti, di estraniarsi dalla società e di eliminare la tecnologia dalle nostre vite; nulla di tutto ciò. Se stavate pensando a vivere in un vecchio furgone Volkswagen o fare autostop con poche monete in tasca, siete completamente fuori strada. Il minimalismo è moderno e si adatta completamente alle nostre vite iper-tecnologiche.

Il concetto fulcro del minimalismo è il seguente: eliminare tutto il superfluo, vivere soltanto di ciò che ci è davvero necessario per l’esistenza. Nel momento in cui si arriva a possedere di meno, si aprono interi nuovi scenari, la mente si sgombra di tutte le preoccupazioni inutili e la concentrazione diventa semplice.

Ripartendo da una situazione in cui si ha soltanto lo stretto necessario, poi si può proseguire riempiendo la propria vita di ciò che si desidera realmente e che è davvero in grado di darci appagamento.

Eliminare ciò che gli altri ci hanno costretto ad accumulare e iniziare a conquistare ciò che noi – e noi soltanto – vogliamo veramente.

Meno cose, meno pensieri, meno distrazioni.

Smettiamo di farci condizionare dagli altri, dagli oggetti e dalla necessità di avere o apparire, ricominciamo a concentrarci sui nostri bisogni reali. Rimuoviamo le cose, i pensieri e le persone inutili (o deleterie) dalla nostra vita, torniamo a vivere di accadimenti reali, quotidiani, emozionanti; smettiamo di vivere per gli oggetti.

Vivere meglio con meno e – soprattutto – spendendo meno

Quando compri un oggetto nuovo e, magari, anche costoso, ti senti bene per un lasso di tempo davvero piccolo. Si tratta di una sensazione breve e intensa, una scarica di dopamina che si esaurisce in maniera effimere, senza lasciare positività; dopo poco, ci si ritrova a vivere la stessa identica esistenza, ma più ricca di dubbi, stress e pensieri negativi.

Non puoi migliorare la tua vita comprando un nuovo smartphone, riempiendo l’armadio di vestiti nuovi o facendo il ganzo sui social media mostrando l’auto nuova. Il possesso non nobilita l’uomo.

Per uscire da questa spirale di inutilità che è soltanto causa di stress per le nostre vite è importante partire con il piede giusto: come già detto sopra, dobbiamo eliminare tutto il superfluo.

  • Per superfluo, non intendiamo soltanto le cose ‘fisiche’. Elimina anche tutte le applicazioni inutili e inutilizzate dal tuo smartphone, dal tuo tablet e dal tuo PC; disattiva le notifiche per tutte le cose non prioritarie per la tua vita; chiudi i social network oppure cerca di limitarli al massimo.
  • Segui la via giapponese del riordino – te ne abbiamo già parlato qui – e inizia dai vestiti. Seleziona quelli che non usi e donali in beneficenza. Già facendo questo passo, ti sentirai doppiamente meglio perché avrai aiutato te stesso ma anche gli altri.
  • Prosegui con gli oggetti. Inizia da quelli inutilizzati, prosegui con quelli che non fanno parte del quotidiano e infine dedicati a quelli che ami tanto collezionare. Cerca di eliminare almeno una buona parte di tutti questi oggetti, diciamo almeno la metà o ancor meglio i due terzi.

Dopo questa fase, dovresti già iniziare a provare un senso di benessere, quasi di libertà nuovamente acquisita, riconquistata.

Mantenere l’ordine e proseguire sulla strada del minimalismo

La strada iperconsumista e ipertecnologica imboccata dalla fine della Seconda Guerra mondiale, probabilmente ai tempi era giustificata, vi era necessità di entusiasmo e di crescita istantanea delle economie. Purtroppo non ci siamo fermati in tempo, non ci siamo limitati, e ora viviamo in un mondo fatto di surplus per i paesi ricchi e di minus per i paesi poveri.

Dobbiamo iniziare a invertire questa tendenza, anche per abbracciare un discorso più ampio di consumo smodato delle limitate risorse del nostro pianeta. È un cerchio che si chiude: se riusciamo a consumare meno, forse riusciremo anche a lasciare un mondo migliore ai nostri nipoti. La consapevolezza che possiamo vivere meglio, spendendo meno, consumando meno, possedendo meno.

Ai giorni nostri, le cose inanimate hanno perso di significato e si mostrano soltanto come oggetti seriali di cui fruire e da mostrare, non vi è più vero piacere nel possedere le cose, ma soltanto ansia, stress e problemi. Ovviamente tutto ciò – unito al minimalismo – non riconduce a nessuna formula magica per la felicità, ma ci rende consapevoli di ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male.

Sta a noi cercare la via per la felicità reale, che essa passi dal fare ordine, dal donare cose inutili, dal riappropriarsi di momenti che sono andati perduti per via della perenne connessione tecnologica in cui viviamo. L’uomo non ha necessità particolari per stare bene, solitamente un pasto, del sesso e un buon riposo. Tutto il resto è rumore di fondo, distrazioni; sta a te trovare la via della felicità, ma il minimalismo può essere un piccolo e utile passo in quella direzione.

Luca Ciavatta