0

Piccola guerra perfetta

La normalità della piccola guerra perfetta

Forse per la prima volta in un romanzo la guerra ci appare vicinissima alla nostra normalità: di persone che vivono nell’Occidente moderno, dove si può telefonare a una amica a New York, a un parente in Svizzera. E dove, se manca la luce, non è detto che sia perché stanno per venirci a prendere, uno per uno, casa per casa. La “piccola guerra perfetta” del titolo è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999 in seguito alla feroce politica di “pulizia etnica” di Milosevic. Si concluse il 12 giugno. Una guerra aerea, dai cieli del Kosovo. Doveva essere piccola e perfetta perché nessun soldato americano sarebbe tornato a casa in una bara, fu promesso. Ma vista da terra fu purtroppo tutt’altra cosa. Che cosa, lo racconta Elvira Dones in questo libro scritto oggi e basato su anni di ricerche sulle violenze subite dalle donne del Kosovo in ottanta giorni di orrore, a opera dei miliziani serbi. Dones riesce a rendere terribile, commovente e umana l’epica della sopravvivenza di tre donne assediate in una casa di Pristina: Rea, Nita e Hana. E insieme al loro assedio, alla loro disperata e vitale giovinezza, seguiamo increduli l’odissea verso la libertà di due indimenticabili ragazzini, della tredicenne bellissima Blerime, che da grande vuole studiare Poe come zia Nita, e del quattordicenne asso del calcio Fatmir.

Elvira Dones è nata a Durazzo e cresciuta a Tirana (Albania). All’età di dieci anni scrive un “libro” (una dozzina di pagine) che intitola “Romanzo”. A sedici anni inizia a condurre programmi televisivi. Nel 1988 lascia il suo paese – a quel tempo ancora una dittatura stalinista – e si stabilisce in Svizzera. Nel ’97 pubblica il suo primo vero romanzo, Dashuri e huaj (Senza bagagli). Durante la sua permanenza in Svizzera scrive sette romanzi, due raccolte di racconti e alcune sceneggiature; realizza anche documentari per la televisione. Vive ora in California, sulla baia di San Francisco, e divide il suo tempo tra gli Stati Uniti, la Svizzera, l’Italia e l’Albania. Elvira Dones ha scritto i suoi primi sette libri in albanese e gli ultimi due in italiano, sua lingua d’adozione. La prefazione a questa edizione del testo è a opera di Roberto Saviano.

L’orrore, la crudeltà e la brutalità degli esseri umani

Il libro della Dones è un testo duro, quasi catartico nel suo essere crudo e diretto attraverso il suo stile molto asciutto. Le incredibili conseguenze dell’odio che si trasformano in brutalità e orrori quotidiani, le macerie delle case che diventano le macerie dell’essere umano. L’uomo che diventa l’animale della peggior specie e una guerra che mostra il dolore e le vite spezzate. Un testo che serve da testamento spirituale per raccontare cose che non vanno dimenticate e che deve essere un monito per le generazioni future. Un libro che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, e commentato, discusso, compreso. Pesante, tosto, ma necessario. Non è una lettura semplice, ma accettate un consiglio: leggetelo.

Luca Ciavatta