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Probabili formazioni

Probabili formazioni della mente

Esortare a scrivere lettere, a preservare baci, a mostrarsi fieri

Scrivere è un po’ come morire. Cercare la perseveranza di un bacio nelle probabili formazioni letterarie, esortare parenti e amici a fare altrettanto, essere convinti che i destinatari daranno ascolto. Ci sono giorni che, per uno scrittore o per un lettore, diventano incredibilmente bui. Eventi importanti che segnano il passo e lasciano basiti, attoniti. Pensieri e timori che opprimono, le cose di tutti i giorni che passano la mano, diventano inezie, ridicolaggini. Candore e freschezza che mancano, e una penna che non vuole scrivere, e un occhio che non vuole leggere.

L’umorismo che non c’è più, la verità che si allontana. Una autobiografia involontaria che si mostra più sincera, più profonda, più meritevole di ogni altra.

Probabili formazioni dello scibile umano, vereconde debolezze

Esistono attimi, momenti passeggeri, che segnano la vita delle persone, come sostanze cosmetiche o medicinali che rimangono scavate nella mente e che tornano come ricordo. Mente, ricordo, penna, libro, elementi di processo che è produttivo ma, al tempo stesso, verecondo. Lapalissiano come pochi: scrivere non è per tutti. Ma anche leggere non è per tutti. C’è da capire, memorizzare, rischiarare ciò che qualcun altro a tentato di trasmettere. Essere completi ed esaustivi non è nel mirino dello scrittore di narrativa, corredare i testi di fonti e riscontri a lui non importa. Lo scrittore di narrativa non pensa alle probabili formazioni e implicazioni letterarie, lo scrittore di narrativa deve creare mondi, personaggi e linguaggi. E renderli vivi, reali, credibili. Deve concedere al lettore di poterci vivere dentro.

Quante volte avete vissuto dentro al mondo creato da uno scrittore?

Altalenanti vie cromatiche, aberrazioni dell’essere umano, involontarie candide freschezze

Un imprevisto all’interno di una vita adorabile e la vita che smette di sorridere. E diventa vera. Irriducibili bugiardi trasbordano le pagine dei romanzi e i romanzi stessi che sono un insieme ben preparato e confezionato di bugie, fantasie, fantasmi creati a regola d’arte da abili artigiani: gli scrittori. Essere scrittori è un po’ esser raccontatori di menzogne. Fiction e realtà che si intrecciano in miscugli di elementi verosimili: mondi falsi che diventano più veri dei mondi reali. Personaggi che diventano più umani delle persone vere. Sentimenti più profondi sulle pagine di un libro piuttosto che nella realtà.

Il triangolo letterario è servito: emozioni, realtà e verosimiglianza.

Un buon libro è sempre lo specchio di qualche aspetto della propria anima. Perché mai farne a meno? Per paura?

  • Piccola enciclopedia delle ossessioni di Francesco Recami “Una spolverata di cinismo, un pizzico abbondante di perfidia, una macinata di comicità sfumata al nero”. È quanto scrive Santo Piazzese pensando a Recami, e descrive idealmente la commedia umana tratteggiata dallo scrittore fiorentino in questa raccolta di racconti, vero e proprio catalogo di caratteri esemplari, specchio deformante e disvelatore dell’indole nazionale. Attraverso narrazioni che si rifanno alla commedia all’italiana, alla novella esistenzialista, al racconto iperreale, Recami sviluppa una satira comica e feroce dei vezzi e dei vizi, dello snobismo e del pressappochismo di quell’affollato condominio a forma di stivale in cui farsa e tragedia si alternano senza interruzione. E su tutto domina un sentimento universale, che accomuna i personaggi di ogni ordine e grado: l’ansia, la preoccupazione, la nevrosi pungente, l’agitazione tremebonda, l’insicurezza mascherata da precisione maniacale, la persuasione delirante di essere nel giusto, insomma quell’atmosfera emotiva in cui ognuno di noi è quotidianamente immerso.
  • L’allegria degli angoli di Marco Presta Lorenzo è un geometra, ma ha imparato a proprie spese che di geometrico a questo mondo c’è veramente poco. Le rette parallele, nella realtà, finiscono spesso per incontrarsi, e il quadrato costruito sull’ipotenusa, probabilmente in modo abusivo, non equivale mai alla somma dei quadrati costruiti sui cateti. Vive con la madre, circondato da un piccolo gruppo di amici, tra cui Massimo, pervaso da un’insana passione per gli articoli da bagno, e Fabio, detto “Il Tranquillizzatore” per la sua capacità di confortare tutti con prevedibili ma graditissime frasi di rito. Lorenzo è serenamente disperato, perché gli manca una cosa fondamentale: il lavoro. Così si piega a fare di tutto, persino la statua vivente in una piccola piazza del centro. Trasformandosi da mite geometra a faraone immobile, dal suo angolo comincerà a vedere il mondo. Osserverà il microcosmo che gli sfila davanti: turisti euforici, connazionali annoiati e un cane bruttissimo, ad esempio. E s’innamorerà, molto, di una ragazza che non fa proprio per lui, d’altra parte “all’interno d’ogni amore deve esserci un circuito stampato, fragile e complicato, che lo rende unico e incomprensibile”. Piloterà nell’ombra qualche vita che gli è cara, nel frattempo. Ma soprattutto, alla fine, lui, proprio lui, messo all’angolo e spalle al muro, farà un gesto imprevisto che ha la forza di un’esplosione: uno di quei gesti che possono inaugurare una nuova vita.
  • Non è stagione di Antonio Manzini C’è un’azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell’ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un’indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c’è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l’area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell’umor nero, un’ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.
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