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Protrusione discale mediana

La sindrome della cauda equina. Una definizione terribile

Una innocua risonanza magnetica alla colonna lombosacrale, senza fare necessariamente uso del liquido di contrasto, può rivelare, attraverso sagittali acquisite da sinistra e da destra e assiali in caudo-craniale, patologie di cui non si sospetta neppure l’esistenza. La colonna lombare deve essere in asse e mostrare una rappresentazione corretta della sua fisiologica curvatura.

Protrusione discale mediana, ernia, ustica, gladio.

Eh.. già. Si scende con l’analisi e si riconoscono i fisiologici aspetti degenerativi della struttura lombo sacrale: iniziale impegno degenerativo dei corpi vertebrali e, in parte, delle articolazioni interapofisarie posteriori.

Vuoi che muoro? (Cit. Bastianic)

Siamo umani, dopo i trent’anni inizia il normale processo biologico di invecchiamento delle strutture che compongono il corpo. Fin qui tutto nella norma, tutto fisiologico.

Dolore insopportabile, sensibilità alterata e disfunzioni

Il disco intersomatico L4-L5 (è lui… il più diffuso in questi casi!) è ridotto di spessore e presenta segni di disidratazione e degenerazione. Presenta inoltre (eccoti qua) una protrusione posteriore ad ampio raggio di curvatura (quasi un motore delle astronavi di Star Trek) che impronta il sacco durale.

È arrivata la protrusione discale. E non è sola.

Il disco L5-S1 presenta segni di degenerazione, con una voluminosa ernia molle espulsa a origine mediana et paramediana destra (da qui tutte le problematiche alla gamba destra!) che si estende in direzione caudale all’interno del canale vertebrale.

Datemi un antinfiammatorio. Anzi un bel antidolorifico. Grazie.

Tale ernia estende la propria orbita prendendo stretto contatto con il sacco durale e con le radici S1 e S2 di destra. Il canale vertebrale di ampiezza è nei limiti della norma. Non si rivelano alterazioni (e vorrei pure vedere!) della morfologia e del segnale del cono midollare e delle radici della cauda.

Progressiva perdita di forza. Fastidio. Dolore

Un’ernia al disco può essere la conseguenza di una protrusione discale non curata. Un’ernia al disco espulsa è la fuori uscita del nucleo discale. Quando infatti si verifica un’ernia al disco, parte del nucleo si spinge all’infuori attraverso la corona circolare e si riversa nel canale spinale causando la temutissima irritazione dei nervi spinali.

Aiuto!

Il dolore è pungente, talvolta è associato a formicolio, intorpidimento, perdita di sensibilità. Può iniziare dalla schiena e irradiarsi lungo la gamba, raggiungere le punta delle dita dei piedi. Un dolore talmente acuto da rendere deboli, molli, impotenti. Un livello di dolore tale da percuotere anche lo spirito, un livello che aumenta e peggiora in continuazione. È sufficiente uno starnuto o un colpo di tosse, per sentirsi trafitti come da un colpo di cannone. È un dolore talmente invalidante che si inizia, fin da subito, un overdose farmacologica di qualunque cosa si pensi possa aiutare a vincere tale dolore. Il tutto è nato per una protrusione discale mediana e non ci si arriva proprio a crederlo possibile.

Le protrusioni e le ernie al disco sono patologie che trovano terreno fertile nelle pose sedentarie e nelle posture scorrette. Ecco perché ancora una volta vogliamo mettere l’accento su questo tasto e consigliare ai lettori di SmartMente di fare attenzione: chi passa molte ore per lavoro o per diletto nella posizione da seduto è portato a incorrere in queste patologie. Le strane pose tenute per la lettura dei libri possono, a lungo andare, portare a queste problematiche.

Non ci sono cure o terapie immediate, dopo c’è soltanto da impegnarsi e da avere calma. Il tempo passerà lentamente nel dolore, nella rieducazione posturale e nel riequilibrio delle proprie funzionalità motorie. E si spenderanno soldi tra specialisti, fisioterapisti e quant’altro. Sarà necessario un mese o forse più. Un mese da persona menomata, perciò fate attenzione.

Nell’attesa del ritorno alla salute completa, durante il riposo forzato, un buon libro è l’ideale per passare senza patemi la degenza. Il respiro del ghiaccio di Brian Freeman è un ottimo compendio in questo senso, perché richiama al ghiaccio, al fresco, e il freddo è una delle cose che può dare sollievo nei frangenti di coinvolgimento con protrusioni ed ernie. Sembrano mani che premono per entrare, le foglie schiacciate dal vento contro il vetro dell’auto, è il freddo del senso di colpa e del panico che ne consegue. Passare le ore nella consapevolezza che il dolore, prima o poi, sparirà.

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Luca Ciavatta