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Sapere condiviso

Imparare, insegnare, condividere il sapere. Da sempre, l’essere umano cerca di condividere e di tramandare il sapere. Sommariamente si trattava di esigenze soggettive: un nonno che desiderava trasmettere le proprie tradizioni, credenze, usanze, al figlio e ai nipoti. E’ parte dell’indole umana, per lasciare testimonianza di sé. In questa ottica, se all’esigenza del soggetto singolo si contrappone quella oggettiva della società, si viene a trovare un paradigma generale: il paradigma dell’Open Source. La teoria open parte dal problema e dalle necessità della collettività, per diventare espressione di un’intera comunità di contributori e di fruitori. Le individualità si fondono nel processo creativo per dare vita a un qualcosa di utile a tutta la comunità. Competenze tecniche soggettive che, unite tra loro, producono per la collettività. Soggettività che, grazie alle licenze Creative Commons, possono realizzare con la sicurezza di non vedersi rubare idee e progetti. Una rivoluzione.

Grazie a Internet, è possibile portare avanti progetti condivisi tra persone distanti e sparse in tutto il globo. Le nuove tecnologie non fanno altro che mettere a disposizione incredibili strumenti di produzione condivisa. In ambito informatico, ad esempio, grazie a Linus Torvald, il padre del sistema operativo open source Linux, abbiamo GIT, una piattaforma per la produzione di software attraverso un sistema di controllo di versione distribuito. In pratica, si può lavorare al codice di un programma contemporaneamente da qualsiasi luogo e senza doversi preoccupare che parte del codice venga perso o distrutto. Tutte le varie revisioni, operate da chiunque, saranno sempre disponibili. Questo è il paradigma del futuro. Mozilla, da sempre in prima linea nel mondo open source, ha ideato open badge per condividere il proprio sapere e la propria istruzione attraverso le tecnologie del Web. La convergenza, fatto salvo alcuni big come Apple e Microsoft, nel settore informatico, è chiaramente verso un mondo open. La speranza è che l’informatica, come accaduto già altre volte in passato, costituisca soltanto il battistrada e che la filosofia del sapere condiviso venga al più presto recepita un po’ ovunque.

Dovremmo auspicarci che simili sistemi di lavoro vengano ampliati e implementati in ogni campo. Una possibilità per aiutarsi a vicenda, attraverso risorse inesauribili e condivise. A disposizione di tutti. Ciò che non si riuscirà a rendere maggiormente disponibile sarà il tempo materiale per poterle utilizzare, ma il knowhow passerà da individuo centrico a sapere condiviso. Un nuovo modo di studiare e di lavorare, nuove modalità per comunicare le esperienze e gli errori, un nuovo sapere condiviso che chiunque può trovare, utilizzare e approfondire, se non integrare e rimettere nuovamente a disposizione. Una rivoluzione e l’apertura di nuovi mondi.

Luca Ciavatta