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Sentirsi dannati

L’arcobaleno può essere un insieme di colori ooppure lunare, così come lo scrittore può essere tale o anche ciò che non ci si aspetta. L’arcobaleno, nell’immaginario popolare, è un qualcosa di fiabesco, mistico, impalpabile, e di fantastico. L’arcobaleno è vita, ma anche simbolismo, motivazione. Lo scrittore scrive di vita e di morte, lo scrittore trasforma la luce come il prisma e ancora si aggancia al concetto di arcobaleno. L’arcobaleno lunare si può ammirare soltanto in notti fortemente illuminate dalla luna, l’arcobaleno canonico si può ammirare dopo un acquazzone o una forte pioggia. Può apparire anche come completamente bianco, perché il bianco è l’unione, la sintesi, di tutti i colori dell’arcobaleno. Assunto come simbolo della pace, lo si può trovare alle finestre e sui balconi, indice di un qualcosa, motivazionale, ispiratore. Lo scrittore può diffondere la pace o istigare all’odio. Lo scrittore scivola sulla fantasia e sulla realtà, e trasforma la vita comune in immagini che ricordano lo stupore di un bambino di fronte ai colori dell’arcobaleno.

Il modo migliore per evitare tutte le cose piacevoli che non potevo permettermi era di non tagliarmi i capelli.

Scrive Ernest Hemingway nel romanzo postumo Festa mobile e ci mostra come esistano piccoli Piaceri segreti in grado di dare respiro all’anima e di sostenere la persona, anche la più dannata.

Quelli che interferivano con la tua vita lo facevano sempre per il tuo bene e alla fine io capii che quello che volevano era che tu ti conformassi completamente e non ti discostassi mai da un certo modello esteriore comunemente accettato…

Quanta attualità in quelle parole a così tanta distanza temporale. Alcuni artisti cercano di abbattere i confini, cercano nuovi mondi da esplorare, nuove genti da conoscere, nuovi muri da abbattere. Alcuni artisti vanno con lo sguardo oltre la montagna e vagano alla ricerca di territori che nessuno ha mai visto. L’artista cerca, anche quando non sa bene cosa.

Alcuni artisti hanno invece bisogno della sicurezza, del compenso, del proprio recinto. Alcuni artisti hanno una arte più limitata e convenzionale. Alcuni artisti, sempre artisti rimangono.

E’ l’ennesima antica storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Alcune persone reagiscono in un modo, altre vedono la metà opposta delle cose. Per alcuni la soluzione migliore è la più ovvia, per altri va ricercato il sentiero più tortuoso. Ecco che tale differenza la si può classificare anche tra gli artisti. Tra manie e imposizioni, l’artista è forse anche più complicato, ma più intuibile, da questo punto di vista.

L’artista va oltre l’uomo comune, ma l’artista rimane uomo comune. L’artista diventa genio assoluto quando riesce ad andare oltre, quando riesce a spingere più degli altri. La dote dell’artista non è un pensiero mancato, la dote esiste. La differenza è nel spingersi oltre quel bicchiere mezzo pieno.

«Gli altri penseranno che siamo matti».

«Poveri disgraziati gli altri..»