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Lo spreco di carta e gli editori italiani

Una cosa, che trovo decisamente assurda, è la cecità con cui la maggior parte degli editori italiani considera i risvolti dello spreco della carta e di tutto quello che ciò implica a livello di filiera naturale.

Prima le comodità, poi l’ambiente. Un caso italiano?

Mi chiedo: è mai possibile che, ad oggi e con tutte le tecnologie a disposizione, questo che segue sia l’esempio tipico di istruzioni per l’invio dei manoscritti presso un editore italiano?

Se volete proporci il vostro manoscritto vi invitiamo a inviare il materiale a:

Indirizzo casa editrice.

Prenderemo in considerazione soltanto il materiale in formato cartaceo, con accluso cd rom con file pdf, rtf o word nella versione completa e definitiva. Allegate una Vostra lettera di presentazione e una scheda sull’Opera.

…più istruzioni e affermazioni varie.

Un assurdo spreco di carta. Come è possibile tutto ciò?

Formato cartaceo? Ma come, come è possibile? Considerando che un editore piccolo riceve centinaia di manoscritti mensilmente e considerando che praticamente tutti finiranno al macero, perché sprecare così tanta carta? Non sarebbe più intelligente farsi spedire soltanto file elettronici, evitando anche tutta la carta utilizzata per la spedizione, e leggere i manoscritti su computer e tablet. Tablet con tecnologia e-ink consentono una visione molto simile al libro, perciò non ci sono scuse che tengano. E qualora, e ribadisco soltanto qualora, un manoscritto fosse degno di nota, allora, e soltanto allora, l’editore potrebbe stamparlo su carta per lavorarci sopra alla vecchia maniera e sporcarlo quanto più lo aggrada. Non è logico questo ragionamento? Io credo di si.

Spreco carta con il riciclo e l’editore si mette il cuore in pace.

L’editore più savio, non utilizza più il macero. L’editore moderno, almeno, ricicla la carta. Lo voglio sperare. Caro editore moderno, sappi però che, pur riciclando, tutta quella carta l’hai fatta stampare e quindi l’hai fatta produrre. Sai quanto inquinamento hai costretto a produrre? No? Tanto, sicuramente troppo, perciò, caro editore, entra nel nuovo millennio e inizia a usare le nuove tecnologie. Evita che carta venga prodotta, evita l’uso di stampanti e relativo inquinamento, evita l’uso di furgoni postali e relativo inquinamento, evita di rimanere fossilizzato in un processo che ha più implicazioni ambientali di una guerra (iperbole voluta, dovrebbe aiutare a rendere l’idea) e, fondamentalmente, ti fornisce soltanto la comodità di darti un manoscritto già pronto da leggere e su carta. Caro editore, rinuncia a un poco della tua comodità e fai del bene al mondo.

Non so come, ma gli editori italiani andrebbero sollecitati sopra questa problematica. Se non se ne fossero ancora accorti, c’è un pianeta da salvare e quel pianeta è anche il loro.

Crediti immagine: Riciclaggio della carta

Luca Ciavatta

  • Problema sempre attuale.
    Pare che, da questo orecchio, gli editori italiani non ci sentano proprio.