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L’uccello che girava le viti del mondo

Un gatto scomparso e la telefonata di una sconosciuta sono sufficienti a rovesciare la vita di un giovane disoccupato in un turbine di avventure. L’ampiezza limitata della routine giornaliera del suo quotidiano diviene il teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono. In un sobborgo di Tokyo il giovane Okada Toru ha appena lasciato volontariamente il suo lavoro e si dedica ai lavori di casa. Due episodi apparentemente insignificanti riescono tuttavia a rovesciare la sua vita tranquilla: la scomparsa del gatto di casa e la telefonata anonima di una donna che con voce sensuale gli chiede un incontro. Toru si accorgerà presto che oltre al gatto, a cui la moglie Kumiko è molto affezionata, dovrà cercare Kumiko stessa. Lo spazio limitato del suo quotidiano diventa il teatro di una ricerca in cui sogni, ricordi e realtà si confondono e che lo porterà ad incontrare personaggi sempre piú strani: dalla prostituta psicotica, alla sedicenne morbosa, dal politico diabolico, al vecchio e misterioso veterano di guerra. A poco a poco Toru dovrà risolvere i conflitti della sua vita passata di cui nemmeno sospettava l’esistenza. Un intrigante romanzo che illumina quelle zone d’ombra in cui ognuno nasconde segreti e fragilità. L’uccello che girava le viti del mondo – Haruki Murakami

L’uccello che girava le viti del mondo e anche più

In L’uccello che girava le viti del mondoMurakami, una volta finita la stesura del testo, non deve avere applicato una decisa e inflessibile revisione. Certo, il romanzo non presenta refusi o incongruenze, ma una ampia e decisa sfoltita avrebbe portato sicuramente giovamento al testo e concesso allo stesso una crescente e maggior spigliatezza. Come dice King (Stephen King, On Writings), qui manca la riduzione finale, quella successiva e quella successiva ancora.

Ricchezza e abbondanza di dettagli. Forse troppa L’idea è notevole e la realizzazione, ottima in principio e favolosa nel finale, soffre, in tutta la parte centrale del testo, di una pedante dispersione.

Murakami avrebbe potuto dire le stesse cose con la metà delle pagine, ottenendo la stessa ricchezza di dettagli, ma senza gravare così tanto sulle spalle del lettore che ne esce spolpato e stanco. L’uccello che girava le viti del mondo risulta pesante più di quanto avrebbe dovuto essere, ma si legge e si adora comunque. Amo Murakami, adoro i suoi testi, le sue descrizioni e le sue divagazioni oniriche, di cui, tra l’altro, questo testo è ricchissimo, ma credo che qui, forse sfiancato dall’immenso lavoro di stesura, non abbia considerato una versione del testo ulteriormente levigata e addolcita, un ulteriore e, forse, necessaria limatura.

Un classico Murakami. Onirico, misterioso, notevole Oltre le considerazioni personali e stilistiche, il testo è notevole ed è un classico

Murakami, perciò da gustare e da assaporare con estrema cura. Unica indicazione propedeutica: non è il testo con cui avvicinarsi a questo scrittore, meglio partire da qualcosa di meno complicato. L’uccello che girava le viti del mondo – Haruki Murakami

Luca Ciavatta